Comunicati e lettere ai giornali 2016

Locarno: si rispetti la Legge Edilizia

Francesca Machado-Zorrilla  candidata nro 4   (Lista 6)

 

Angelo Nessi in una sua poesia  di inizio ‘900 descriveva Locarno, “…paese dei più belli e fortunati. Ha un sindaco, un usciere, un arciprete, non so quanti ingegneri ed avvocati;

sei chiese, due conventi con segrete, stabilimenti pubblici e privati; molti eroi dello schioppo e della rete molti ricchi e moltissimi spiantati. Vanta  due monumenti e un ospedale…"

Come allora, a Locarno c’é sempre un sindaco e un arciprete. Le chiese oggi sono sette, se n’è aggiunta una nel quartiere nuovo. I conventi si sono spostati in alto, nei comuni della cintura. Abbiamo tre agenti di quartiere, mentre di ingegneri e di avvocati ce sono sempre molti. Ora la città è molto più abitata, sono sorti nuovi quartieri e la campagna tra Città Vecchia e Solduno è sparita, sopraffatta dagli edifici che al verde hanno lasciato poco o nulla.

E’ vero, Locarno è stata fortunata, situata in una zona dal clima mite, tra alte e nobili montagne, fiumi cristallini e un lago dal blu intenso ha incantato  turisti di ogni dove. Però con il tempo i villeggianti si sono diradati, forse perché la città è stata bistrattata, il mattone e il cemento sono avanzati, il verde degli alberi e dei prati ora lo si scorge solo sulle montagne, in collina o sulla riva della Maggia. Le strade trafficate hanno tolto spazio alle persone. Quando i luoghi pubblici non sono più pensati per anziani, bambini, giovani e famiglie, la qualità di vita scade.

I bambini non possono più uscire di casa, nemmeno nel cortile, se non accompagnati da un adulto. Per i genitori meglio questa “reclusione” che nelle strade troppo pericolose. Strade che ancora pochi anni fa erano libere dalle auto, libere per giocare con gli amici, andare in bicicletta, correre e passeggiare. Siamo diventati una società dominata dal traffico individuale motorizzato.

Bisogna liberare degli spazi affinché i giovanissimi possano sperimentare l’avventura all’aria aperta, giocare nel verde, esplorare il quartiere in sicurezza. Bisogna permettere a tutti i cittadini di riappropriarsi di spazi pubblici, luoghi di incontro tra mondi e gruppi diversi.

Non lasciamo che i ragazzi si rifugino negli apparecchi elettronici quali sostituti dei giochi avventurosi fuori casa.

Locarno ha bisogno di una pianificazione coordinata, un progetto di città e regione sostenibile, in cui la qualità ambientale esista davvero, in cui i comuni viciniori si consultino, realizzino una pianificazione coordinata e sostenibile in cui si prenda in considerazione tutto il territorio e non solo singoli appezzamenti. Ma soprattutto va rispettata la Legge Edilizia Cantonale che prevede che gli stabili di abitazioni con più di cinque appartamenti debbano creare sulla proprietà privata sufficienti aree di svago, soleggiate e discoste dal traffico, da destinare durevolmente a tale scopo e nel piano regolatore della città sta scritto che almeno il 15% della superficie deve essere destinata a giochi per bambini. La qualità dello spazio urbano determina la qualità della vita, della sicurezza e della salute dei suoi cittadini.

 

 

 

19.03.2016

 

Parco Balli: opportunità o regalo avvelenato?

Matteo Buzzi candidato nro 1 al CC a Locarno  ( Lista 6)

 

 A prima vista, dopo anni in cui si sono trascurati gli spazi verdi in centro, la decisione del Municipio di Locarno di proporre l’acquisto del comparto ex Balli per la realizzazione di un parco sembra una svolta importante. Se l’idea di parco fosse stata inserita in un ampio discorso di riassetto completo del centro storico con una revisione del piano regolatore e del piano viario, inclusa anche la promessa mai mantenuta della pedonalizzazione, sarebbe stata infatti un’opportunità per porre le solide fondamenta del salotto della Locarno di domani: una vera zona d’incontro dove i pedoni ma soprattutto i bambini possano spostarsi senza pericoli e anche giocare in strada, come del resto suggerisce la segnaletica “zona d’incontro” all’entrata del centro storico, oppure dove gustarsi in tranquillità un caffè o un bianco sui tavolini dei bar senza rumore d’automobili. La realtà attuale presenta invece oltre 4000 passaggi veicolari giornalieri, probabilmente il poco invidiabile record svizzero per le zone d’incontro. L’acquisto del terreno e la creazione del parco sono purtroppo abbinati alla realizzazione di un autosilo la cui capacità va oltre i parcheggi presenti oggi in superficie. Praticamente in nessuna città europea che abbia uno sguardo attento verso il futuro si ragiona su un autosilo in pieno centro storico. Se si pensa che ad una distanza massima di 500 metri sono presenti importanti zone di parcheggio (autosilo stazione FFS, parcheggi stazione FFS, autosilo largo Zorzi, autosilo piazza castello, parcheggi FART San Antonio) oltretutto con possibilità di ampliamento (come l’autosilo in largo Zorzi), l’eventuale autosilo sotto il parco Balli è quindi completamente assurdo e rischia di diventare quel cavallo di troia che impedirà probabilmente per sempre la completa pedonalizzazione del centro storico. In tempi di turisti in diminuzione la pedonalizzazione sarebbe invece un’opportunità qualitativa da non perdere. Come già in molte altre città i clienti e gli utenti dei commerci e dei servizi del centro storico che non intendono o non possono spostarsi a piedi o in bicicletta potrebbero usufruire di un piccolo bus navetta elettrico (gratuito?) che farebbe la spola tra i parcheggi già esistenti e i punti nevralgici del cento ogni 15min, tra l’altro colmando una lacuna importante della rete di mezzi pubblici a Locarno. Coraggio e lungimiranza politica significano quindi una realizzazione rapida del parco sul sedime ex Balli senza l’edificazione dell’autosilo. Il parco andrebbe subito messo a disposizione della popolazione e la pedonalizzazione completa del centro storico realizzata in tempi brevi. Solo così Locarno potrà accrescere l’attrattività del suo centro: uno spazio conviviale per i residenti e una splendida carta da visita per i turisti.

 

 

Matteo Buzzi, candidato al consiglio comunale per i Verdi di Locarno.

 

01.03.2016

La libertà è partecipazione

Gino Gregorio candidato nro 3 al CC a Locarno  ( Lista 6)

 

La questione riguardante il raddoppio del Gottardo non può essere indifferente ai ticinesi! Mari di parole pro e contro, ma per convincere chi? Il partito maggioritario è quello degli astenuti che, abituato ad alzare le spalle e dire "tant i fà chel chi voran", non vota. In altre parti del mondo si combatte e muore per la  democrazia e noi, indifferenti, ce ne freghiamo :" tant a cambia nient" . Si dice che il popolo sovrano ha deciso, quando invece ad ogni votazione sono il silenzio e l'indifferenza degli astenuti ( più del 50%) a vincere.

 Mi rivolgo in particolare ai giovani e chiedo loro di esprimere la propia opinione poiché il raddoppio riguarda il loro futuro.

Chiedo inoltre ,al mio caro amico Cristian, che non vota per principio, almeno per questo 28 febbraio, di usare la busta elettorale per esprimere la propria opinione  sul raddoppio del Gottardo,votando per corrispondenza .

In un sistema politico che normalmente ha tempi giurassiani, non capisco la fretta di fare un secondo tubo. Mi puzza che, alla vigilia dell’apertura di Alptransit,che può rivoluzionare i nostri spostamenti dando al nostro cantone un trasporto pubblico degno di essere chiamato tale si voglia fare questo "regalo".Il Ticino non deve diventare un mero corridoio di transito come sta succedendo alla Leventina. Dobbiamo sfruttare il nostro diritto al voto per conservare il nostro territorio e migliorare la nostra qualità di vita.

 

La mia è probabilmente una goccia in un mare di chiacchiere, per chiedere ai ticinesi di andare a votare e far sentire la nostra voce.  Voglio proprio vedere come va a finire ... per capire se vale veramente la pena di impegnarsi per la questione pubblica

 

 

 

Gino Gregorio candidato per i Verdi al consiglio comunale di Locarno

 

14 febbraio 2016

Libertà é partecipazione
Gottardo G.Gregorio 14.02.16.pdf
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Firma l'iniziativa federale          «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»

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